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Sono bimbi africani che abbiamo avuto la fortuna di conoscere l’estate scorsa durante la ns. vacanza. Vivono a Katutura, lo slum di Windhoek, Namibia. Sono orfani, oppure abbandonati per strada o nelle discariche da chi li ha messi al mondo.
Li ha però raccolti Ms Wilhermine, ex maestra d’asilo, e responsabile del Moira Grace Shelter, un piccolo orfanotrofio.
Noi siamo arrivati a loro grazie a Rebekka, una guida locale, laureata in turismo che, oltre ai monumenti di Windhoek, ci ha fatto conoscere dove e come vive il 65% della popolazione della capitale.
Katutura è una città nella città, con i suoi negozi, i suoi mercati, le sue regole. Probabilmente se fossimo entrati da soli in questo quartiere non ne saremmo usciti indenni. Alcune case sono in realtà delle baracche, altre invece sono, per quanto si può, ben tenute.
In Africa è molto forte il senso della comunità, di solito c’è un cugino, un parente, un vicino di casa che si prende cura di chi può aver più bisogno. A questi bimbi è andata peggio, perchè non hanno trovato nemmeno questo. Dormono in 4 (quattro) su brandine da campeggio messe a mo’ di letto a castello, e sotto ogni letto c’è tutto quello che hanno: una valigia.
A noi aveva colpito Lowen, ragazzo poliomelitico, che per spostarsi doveva essere sollevato dai compagni oppure facendo leva con le braccia. Siamo ritornati e abbiamo incominciato a cercare una carrozzina, l’abbiamo avuto in dono da una coppia il cui figlio, per una grave malattia, è allettato. Non riesce nemmeno più a stare seduto. Siamo riusciti a spedirla e ora vorremmo aggiungere un’altra piccola goccia all’oceano dei loro bisogni: prodotti per l’igiene personale e maglieria intima. Mancano infatti di tutto, dallo spazzolino da denti, alle mutandine (di tutte le misure perchè ci sono bambini/e, ragazzi/e) ai patelli per i baby.
La bimba che vedete in braccio a Lowen questa estate non c’era…è una in più. I più grandini vanno a scuola e, con i soldi raccolti tra colleghi ed amici, Rebekka ha comprato loro un tavolo con le sedie per fare i compiti, pagato le bollette arretrate di acqua e gas, le divise per la scuola.
Se avete voglia di mettervi in gioco e di contribuire per come vi sentite e se ve la sentite, ecco questa può essere l’occasione! Se penso che il nome di Rebekka mi è arrivato grazie ad un’altra mamma italiana, per una vacanza africana un pò più consapevole…a volte basta proprio poco….
Noi vi ringraziamo fin da ora! A presto!
Valentina e Pier